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Capannone fuori Genova per il Carlo Felice, bufera in Consiglio regionale

Romeo (PD) e Pastorino (Orlando Presidente): «Scelta miope e dispendiosa, la Regione vigili sugli investimenti della Fondazione»

La decisione della Fondazione Carlo Felice di acquistare un capannone a San Giorgio Monferrato (provincia di Alessandria) per lo stoccaggio delle scenografie teatrali accende la polemica in Consiglio regionale. Due interrogazioni distinte, presentate dai consiglieri Federico Romeo (Partito Democratico) e Gianni Pastorino (Lista Orlando Presidente), sollevano dubbi sull’opportunità, la trasparenza e la sostenibilità economica dell’operazione da 870mila euro, avvenuta – secondo i due esponenti dell’opposizione – senza un adeguato coinvolgimento del Consiglio di indirizzo della Fondazione.

La scelta del capannone al di fuori del territorio ligure, a oltre 100 chilometri da Genova, è stata definita da Romeo e Pastorino “una decisione miope e dispendiosa”, non solo per la distanza, ma anche per le condizioni strutturali dell’immobile. “Un acquisto incauto, realizzato senza alcun controllo – dichiarano i due consiglieri –. La Regione, in quanto cofinanziatrice del teatro, deve esercitare un ruolo attivo di vigilanza sugli investimenti della Fondazione Carlo Felice”.

Secondo quanto riferito in aula dall’assessore Massimo Nicolò, intervenuto su delega dell’assessore alla Cultura Simona Ferro, l’operazione sarebbe stata supportata da uno studio tecnico che evidenziava un risparmio sui costi di trasporto rispetto alle precedenti sedi a Savignone, dove la Fondazione affittava i capannoni. L’assessore ha inoltre precisato che i vecchi magazzini non rispettavano le norme di sicurezza sul lavoro, e che adeguarli alle normative avrebbe comportato ingenti spese di ristrutturazione e bonifica dell’amianto presente sulla copertura.

Ma per Romeo e Pastorino le giustificazioni non bastano. “Siamo di fronte a un gesto grave e irresponsabile – sostengono – che ha aumentato i costi e generato disagi logistici, a scapito della funzionalità del teatro e dei lavoratori. Il Carlo Felice ha bisogno di una visione strategica, non di spese avventate”.

La vicenda rilancia il dibattito sul governo della Fondazione e sul ruolo degli enti pubblici, a partire dalla Regione Liguria, chiamata ora a rafforzare i meccanismi di controllo sugli investimenti di una delle principali istituzioni culturali della città.


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